Ricominciare da capo.

by on 19/06/13 at 7:03 am

Ripartire a 40 o 50 anni dopo un fallimento od un’esperienza naufragata.

Il numero di coloro che ha raggiunto l’età dei 35, 40, 50 od anche più anni e si trova nella condizione di dover ricominciare o rimettersi in discussione, è in costante crescita in questi ultimi lustri.

Si tratta quindi di un fenomeno crescente che si sta ampliando in maniera esponenziale.

La crisi e la situazione di cambiamento in atto in ogni settore produttivo, l’allungamento dell’età lavorativa, la riduzione di una serie di ammortizzatori sociali(prepensionamenti, buone uscite, ecc.), non ha fatto altro che accentuare questo aspetto e si è allargato di conseguenza, il numero dei soggetti appartenenti a numerose categorie, professionalità, fasce di età, ecc. che si trova nella condizione/necessità di rimettersi in gioco, ricominciando da capo, talvolta, anche in maniera totale, a prescindere dall’età, dalla residenza geografica, dal curriculum personale, ecc..

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Ricominciare da capo. Da dover partire.

Occorre premettere che ogni situazione personale si differenzia da un’altra e quindi, non è possibile generalizzare e presentare degli schemi o soluzioni validi per tutti.

Di fronte a difficoltà o percorsi interrotti, ciascuno deve pianificare il proprio futuro tenendo conto di una serie di situazioni e peculiarità ben distinte.

Quindi, in base alle proprie esperienze, alle aspettative, alla situazione di partenza (quella attuale ovviamente), occorre fare un piano.

Che cosa significa ricominciare da capo?

Chi ad un certo punto della propria vita (privata, professionale, ecc.) è andato incontro ad uno stop, cioè, ad una interruzione che ha messo in discussione una serie di certezze che per molti anni, talvolta per decenni, hanno rappresentato dei punti di riferimento basilari per la propria esistenza, si trova in molti casi in uno stato psicologico, mentale, ecc., molto critico.

Ovviamente, non tutti i casi sono uguali.

Vi sono situazioni più semplici ed altre all’opposto, più complesse da gestire, dipende sempre da quella che è la ‘base di partenza’.

Molte volte però, le difficoltà sono di natura soggettiva.

In pratica, la possibilità per un soggetto a ‘rimettersi in gioco’ è certamente legata a condizioni materiali, esterne, alle opportunità presenti, ecc. ma anche alla capacità di ‘reagire’ a determinati eventi e situazioni che talvolta vengono ‘mal digeriti’ e finiscono con il diventare delle ‘situazioni insormontabili’, non tanto in quanto impossibili da gestire, quanto piuttosto, nella incapacità/paura/insicurezza/ecc. che il soggetto colpito ha e non riesce di conseguenza a reagire a certe situazioni.

Cambiare vita.

Sono moltissimi i casi di persone che hanno fallito nella propria attività od hanno dovuto comunque chiudere imprese, attività gestite per anni, per non parlare di situazioni debitorie che si sono accumulate in breve tempo, spesso male gestite che talvolta hanno compromesso molte certezze e sicurezze che negli anni si erano formate.

Ci sono poi anche parecchi esempi di persone che oltre ai problemi di natura materiale, devono affrontare eventi connessi (certamente non meno negativi), come crisi familiari, problemi di salute, collegati purtroppo a questi contesti che come è facile comprendere, tendono a peggiorare di fronte ad una qualità della vita che tende a peggiorare.

Quindi, uscire fuori da una serie di situazioni di difficoltà, richiede una buona dose di coraggio/decisionismo/voglia di rimettersi in gioco/avere delle aspettative future, insomma, credere, convincersi che tutto è ancora in discussione e che è possibile rientrare nella partita e giocare sino in fondo le proprie carte.

Cambiare la propria vita, prendendo atto che un ciclo fondamentale, una fase importante della propria esistenza è finita e non tornerà più ma che esiste però un futuro, forse anche più interessante del passato che si è lasciato alle spalle, rappresenta la base per ripartire di nuovo e riprendersi la propria vita.

La cosa peggiore, è quella di lasciarsi logorare dai pensieri, dai possibili sensi di colpa e chiudersi in se stessi, negando l’esistenza di un futuro, di un’alternativa, accettando il concetto che non esiste più nulla che la vita possa concedere a noi stessi.

Continua.

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