Investire in un progetto imprenditoriale. Investire in una start up.

by on 31/07/12 at 6:50 am

Le regole per investire in una start up. Terza parte.

Nella puntata precedente, abbiamo ascoltato direttamente dalla voce di un investitore, quali sono i criteri che è bene seguire nella valutazione dell’investimento e quali sono gli elementi da considerare quando si valuta un progetto.

In questa terza ed ultima parte, terminiamo di ascoltare il signor Francesco, il nostro ospite, con le ultime osservazioni.

Su vostra richiesta, vorrei portarvi degli esempi di investimenti che anche indirettamente ho conosciuto (alcuni sono miei amici o conoscenti), dove sono stati commessi degli errori da parte dell’investitore a causa del finanziamento di progetti che alla fine, non hanno dato i risultati sperati.

Vorrei premettere una cosa, investire in un qualsiasi business come del resto avviare un’attività direttamente, sono sempre delle azioni che presentano un certo grado di rischio.

Con questo, non voglio certo dire che tutto sia come ‘un gioco’ investire od aprire un’impresa ma bisogna sempre essere consapevoli che il rischio c’è sempre e la prima cosa che bisogna fare, a mio parere, è quella di valutare il reale grado di rischio.

 

Il rischio può essere limitato, anche di molto ma mai eliminato del tutto.

Chi crede di avviare un’attività od investire in qualsiasi progetto di business senza correre rischi, vive nel mondo delle favole.

Sbagliare non è impossibile, anche per i migliori, cioè coloro che sono dotati di maggior esperienza e competenze.

Può infatti accadere che un cambiamento improvviso del mercato oppure, una normativa di legge che varia ‘di punto in bianco’, ed ecco che hai ‘buttato’ a mare i tuoi soldi.

Vorrei raccontare due esempi rapidamente capitati a due conoscenti e quasi per caso, in uno di questi due investimenti, io non ho partecipato attivamente.

Nel 1998 con lo sviluppo dei provider Web che all’epoca fornivano connettività internet attraverso la vendita di abbonamenti per navigare in Internet, si assisteva ad una crescita degli abbonati ovunque, sia imprese che privati ed una piccola società che forniva questi servizi in quel periodo, doveva potenziare le proprie infrastrutture per rispondere alle esigenze di mercato .

Si trattava di investire una cifra limitata in un settore che cresceva a ritmi del 60/ 150% all’anno.

Non partecipai all’investimento perché non avevo tempo di seguire la cosa in quanto ero impegnato in un progetto immobiliare.

L’anno successivo, entrò su quel mercato Tiscali che cominciò a regalare la connettività e fu seguito dalle altre società di telefonia ed internet.

Le piccole e medie realtà come quella che avevamo preso in considerazione, furono ‘travolte’.

Se pensiamo che solo 9 mesi prima, era un settore in crescita esplosiva e dopo poco, era defunto, vi lascio intendere come a volte non sia facile muoversi in settori che prevedono una innovazione continua e dove tutto, può essere rimesso in discussione di punto in bianco.

Un’altra azienda che illuse e successivamente deluse le aspettative di alcuni investitori, fu l’investimento in un’impresa di noleggio attrezzature per l’edilizia.

Un mio conoscente, entrò nel capitale di un’azienda in fase di sviluppo, nel pieno boom dell’immobiliare qualche anno fa.

Dopo una partenza con i fiocchi, la crisi immobiliare ‘congelò’ ogni aspettativa e gli investimenti in attrezzature, non riuscivano ad essere ‘coperti’ dagli incassi.

Il calo dei lavori in campo edile ed i numerosi insoluti, misero in difficoltà quell’impresa di noleggio.

Premetto che il business plan e lo staff di gestione erano ottimi.

Il settore in quel momento andava a gonfie vele.

Eppure, dopo meno di due anni, il crollo del mercato immobiliare e dell’edilizia, hanno mandato in crisi anche un’impresa che era inizialmente partita molto bene.

Con questo, voglio confermare ciò che ho setto prima, cioè, ogni investimento, seppur ponderato, presenta tassi di rischio sempre e comunque.’

Si conclude qui l’intervento del nostro ospite che ringraziamo.

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